• I donatori possono recarsi presso i Punti di Raccolta in Provincia per effettuare la donazione?

A tutti i donatori, ad oggi, è garantita la possibilità di recarsi dalla propria residenza verso i Punti di Raccolta. Per farlo è sufficiente prenotare la propria donazione e portare con se il tesserino donatore e la nuova autocertificazione da compilare con questi criteri:

    • Per recarsi a donare nel comune di appartenenza barrare “situazione di necessità“;
    • Per recarsi a donare al di fuori del comune di appartenenza barrare  “assoluta urgenza“.
    • Scarica l’autocertificazione (4 Maggio 2020)
  • Come si sviluppa il percorso di donazione in periodo COVID? Come mi devo comportare quando mi reco in un Centro Prelievi per la donazione?

Il “Percorso Donazione” è stato accuratamente rivisto e perfezionato per garantire la consueta efficienza ed al contempo la massima sicurezza dei nostri donatori, collaboratori e volontari:

  • La prenotazione è obbligatoria? Perchè?

La prenotazione è ormai da alcuni anni un nostro obiettivo. In questo periodo ha mostrato in modo ancora più forte la sua importanza e validità poiché consente di ridurre fortemente gli “assembramenti”, consente al donatore di pianificare meglio i suoi impegni e ad AVIS di pianificare al meglio le risorse umane particolarmente preziose in un periodo così complicato.

  •   Gli esami di controllo per i donatori sospesi devono essere prenotati?

Con l’attuale sistema di prenotazione devono essere prenotati solo gli esami di idoneità o di re-idoneità nel numero massimo indicato per il singolo PDR, Questa indicizzazione è  particolarmente cogente ora per la necessità di non creare assembramenti.

  • Cos’è il plasma iperimmune?

Si intende il plasma che abbia un alto titolo di immunoglobuline e quindi un alto titolo anticorpale per una determinata malattia. Può essere tale perché il soggetto si è ammalato e quindi ha sviluppato durante la malattia un alto tasso di immunoglobuline, oppure perché un soggetto è stato vaccinato, per esempio all’epatite B o al tetano, e quindi ha un tasso elevato di anticorpi a seguito della vaccinazione.

  • Il Plasma dei guariti serve a curare a chi è affetto da Coronavirus?

Il plasma iperimmune dei pazienti guariti è una strategia terapeutica sperimentale e temporanea che si sta adottando su alcuni dei pazienti colpiti dal coronavirus, non essendoci ancora una terapia farmacologica per questa malattia.
È stato applicato come terapia anche per altre malattie, per esempio l’infezione da virus Ebola.

  • Perché le sperimentazioni sul plasma vengono effettuate solo in alcune Regioni?

Si è scelto di fare una sperimentazione di tipo regionale soprattutto in quelle zone dove la malattia ha avuto una maggiore incidenza. È una soluzione TEMPORANEA, e si basa sulla presenza di un alto quantitativo di anticorpi anticoronavirus prodotti dall’organismo nella fase della malattia e quindi reperibili in soggetti che siano guariti. La donazione di plasma iperimmune per ora è effettuata SOLO dove si svolgono le sperimentazioni, da soggetti guariti da Covid-19 individuati dall’autorità sanitaria.

  • Perché la trasfusione di plasma iperimmune è considerata una soluzione temporanea?

Risulta molto improbabile pensare di poter guarire tutti i pazienti di coronavirus del mondo attraverso delle
trasfusioni di plasma iperimmune che, come detto sopra, deve rispondere a requisiti molto rigidi che non tutti
i pazienti guariti hanno.
L’obiettivo adesso è quello di riuscire a ottenere dal plasma dei convalescenti delle immunoglobuline, cioè
dei farmaci plasmaderivati ricchi di anticorpi da poter sottoporre ai pazienti. Per raggiungere questo risultato,
però, occorrono mesi di ricerca.

  • Qual è il coinvolgimento delle aziende farmaceutiche?

Ricordiamo che in Italia il sangue e tutti gli emocomponenti sono considerati un bene pubblico tutelato dalla
legge.
Il plasma raccolto in Italia proviene da donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite.
Esso costituisce la materia prima per la produzione, attraverso processi di separazione e frazionamento
industriale, di medicinali plasmaderivati, alcuni dei quali rappresentano veri e propri farmaci “salva-vita”.
Attualmente l’Italia è ai primi posti in Europa per la quantità di plasma raccolta e inviato all’unica azienda
farmaceutica oggi autorizzata alla lavorazione industriale. La titolarità della materia prima plasma cosi come
dei suoi derivati è pubblica. Le Regioni, singolarmente o in forme associate, conferiscono il plasma raccolto
dai Servizi Trasfusionali del proprio territorio all’azienda autorizzata alla trasformazione industriale del
plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il contratto con le aziende, che operano come fornitori
di servizio, è considerato una modalità di “lavorazione per conto terzi” e si configura come convenzione per
la produzione di tali medicinali.

  • Quando avremo i risultati della sperimentazione del plasma iperimmune?

Ci vorranno ancora alcuni mesi. Il primo risultato che vogliamo ottenere è un test sierologico per il dosaggio delle immunoglobuline e quindi degli anticorpi gG e IgM. La seconda fase sarà quella di riuscire, attraverso il plasma iperimmune, a produrre immunoglobuline e anticorpi che rappresentino (sotto forma di farmaco) una strategia terapeutica per i pazienti che abbiano contatto con il Coronavirus o da utilizzare per via profilattica per pazienti che  siano immunodepressi o addirittura immunodeficienti.

  • Quale differenza c’è tra Tampone e Test Sierologico?

Sono due esami assolutamente diversi che si usano per scopi diversi e con tempi diversi.

  • Il tampone, che è quello che abbiamo tutti imparato a conoscere attraverso questa infezione da Coronavirus, è un test che viene fatto su pazienti (o anche sulle persone sane) e serve a capire se nelle vie aeree del soggetto è presente il virus, quindi se SI HA il virus. Lo si fa prelevando una parte di liquidi delle alte vie respiratorie (nelle cavità nasali o a livello della faringe).
  • Il test sierologico ci serve soprattutto a capire se il soggetto HA AVUTO la malattia, attraverso il dosaggio degli anticorpi nel suo siero. Gli anticorpi possono essere di due tipi, conosciamo gli IgM che sono i primi che si sviluppano durante la fase acuta della malattia, e poi le IgG, che sono le immunoglobuline anticorpali, che rappresentano la memoria a lungo termine del nostro organismo.
  • Come viene eseguito il test sierologico?

Il test sierologico avviene attraverso un prelievo di sangue, la provetta in cui viene raccolto il sangue viene poi centrifugata, dividendo la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) dal plasma, sul quale vengono fatti poi fatti esami attraverso diverse metodologie di tipo diagnostico.

  • Perché non effettuate i test sierologici sul sangue dei donatori?

Quando si propone un esame a un paziente o a un donatore bisogna conoscerne la finalità ed avere
contezza delle eventuali conseguenze. Se proponiamo la rilevazione degli anticorpi per uno screening
epidemiologico d’incidenza della malattia, questa non avrebbe certo una finalità legata all’idoneità della
donazione. Inoltre, con riferimento specifico alla plasmaderivazione, ancora non siamo in grado di utilizzare
un test che non sia sperimentale e che risulti, quindi, attendibile. Se peraltro i donatori asintomatici
evidenziassero la presenza di anticorpi, essi andrebbero sottoposti tampone.
Ribadiamo quindi e prima di tutto ricordiamo che non ci sono evidenze scientifiche relative alla trasmissione
del coronavirus attraverso le trasfusioni di sangue.
Inoltre, i donatori sono sottoposti triage telefonico quando contattano la propria Avis o la propria Unità di
raccolta per prenotare la donazione. Tale triage viene ripetuto al momento in cui si presentano al Centro di
raccolta per donare.

NB: Il donatore è tenuto a contattare la propria Avis o la struttura dove ha donato se sviluppa sintomi riconducibili
al virus nei giorni successivi alla donazione.
Ricordiamo, inoltre, che le misure per la prevenzione della diffusione del coronavirus prevedono tre casi in
cui bisogna aspettare 14 giorni prima di poter donare:
– Se siamo entrati in contatto con soggetti risultati positivi al tampone;
– Se abbiamo contratto il virus, siamo guariti e/o abbiamo completato l’eventuale terapia
farmacologica;
– Quando rientriamo da un soggiorno nella Repubblica Popolare Cinese.
Come riportato sul sito del Ministero della Salute (data ultima verifica: 3 maggio 2020), allo stato attuale il
Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ritiene che l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla
ricerca dell’RNA nel tampone rino-faringeo. Inoltre, si conferma che non esiste alcun test basato
sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che IgG) diretti verso SARS-CoV-2 validato per la diagnosi
rapida di contagio virale o di COVID-19.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta attualmente valutando circa 200 nuovi test rapidi basati su
differenti approcci e che sono stati portati alla sua attenzione; i risultati relativi a quest’attività screening
saranno disponibili nelle prossime settimane.
Sempre sul sito del Ministero della Sanità si precisa che l’indicazione ad eseguire il tampone è posta dal
medico in soggetti sintomatici per infezione respiratoria acuta e che soddisfino i criteri indicati nella circolare
del Ministero della Salute del 9 marzo 2020 e secondo le priorità identificate dalla circolare del 3 aprile 2020.
Tra i criteri rientrano: il contatto con un caso probabile o confermato di COVID-19, la provenienza da aree
con trasmissione locale, il ricovero in ospedale e l’assenza di un’altra causa che spieghi pienamente il
quadro clinico. Per quanto attiene alle priorità nell’esecuzione dei tamponi bisogna considerare le persone
che presentano sintomi respiratori e febbre o sintomi lievi (“paucisintomatici”), i contatti a rischio familiari e/o
residenziali sintomatici di un caso confermato di COVID-19, gli operatori sanitari, i pazienti fragili e quelli
ospedalizzati.