• I donatori possono recarsi presso i Punti di Raccolta in Provincia per effettuare la donazione?

A tutti i donatori, ad oggi, è garantita la possibilità di recarsi dalla propria residenza verso i Punti di Raccolta. Per farlo è sufficiente prenotare
la propria donazione e portare con se il tesserino donatore e la nuova autocertificazione da compilare con questi criteri:

  • Come si sviluppa il percorso di donazione in periodo COVID?
  • Come mi devo comportare quando mi reco in un Centro Prelievi per la donazione?

Il “Percorso Donazione” è stato accuratamente rivisto e perfezionato per garantire la consueta efficienza ed al contempo la massima
sicurezza dei nostri donatori, collaboratori e volontari:

  • La prenotazione è obbligatoria? Perchè?

La prenotazione è ormai da alcuni anni un nostro obiettivo. In questo periodo ha mostrato in modo ancora più forte la sua importanza e validità poiché consente di ridurre fortemente gli “assembramenti”, consente al donatore di pianificare meglio i suoi impegni e ad AVIS di pianificare al meglio le risorse umane particolarmente preziose in un periodo così complicato.

  •   Gli esami di controllo per i donatori sospesi devono essere prenotati?

Con l’attuale sistema di prenotazione devono essere prenotati solo gli esami di idoneità o di re-idoneità nel numero massimo indicato per il singolo PDR, Questa indicizzazione è  particolarmente cogente ora per la necessità di non creare assembramenti.

  • Come occorre comportarsi DOPO aver effettuato la donazione?

il donatore deve informare il Servizio Trasfusionale di riferimento o AVIS Provinciale Parma se nei 14 giorni successivi alla donazione compaiono sintomi compatibili con SARS-CoV-2 o è posta diagnosi di infezione o se è venuto a conoscenza di essere stato un contatto stretto di un positivo nelle 48 ore precedenti la donazione.

Ricordiamo, inoltre, che le misure per la prevenzione della diffusione del coronavirus prevedono due casi in cui bisogna aspettare 14 giorni prima di poter donare:
Se siamo entrati in contatto con soggetti risultati positivi al tampone;
– Se abbiamo contratto il virus, siamo guariti e/o abbiamo completato l’eventuale terapia farmacologica;
Come riportato sul sito del Ministero della Salute (data ultima verifica: 3 maggio 2020), allo stato attuale il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ritiene che l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’RNA nel tampone rino-faringeo.

 
  • Quale differenza c’è tra Tampone e Test Sierologico?

Sono due esami assolutamente diversi che si usano per scopi diversi e con tempi diversi.

  • Il tampone, che è quello che abbiamo tutti imparato a conoscere attraverso questa infezione da Coronavirus, è un test che viene fatto su pazienti (o anche sulle persone sane) e serve a capire se nelle vie aeree del soggetto è presente il virus, quindi se SI HA il virus. Lo si fa prelevando una parte di liquidi delle alte vie respiratorie (nelle cavità nasali o a livello della faringe).
  • Il test sierologico ci serve soprattutto a capire se il soggetto HA AVUTO la malattia, attraverso il dosaggio degli anticorpi nel suo siero. Gli anticorpi possono essere di due tipi, conosciamo gli IgM che sono i primi che si sviluppano durante la fase acuta della malattia, e poi le IgG, che sono le immunoglobuline anticorpali, che rappresentano la memoria a lungo termine del nostro organismo.
  • Come viene eseguito il test sierologico?

Il test sierologico avviene attraverso un prelievo di sangue, la provetta in cui viene raccolto il sangue viene poi centrifugata, dividendo la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) dal plasma, sul quale vengono fatti poi fatti esami attraverso diverse metodologie di tipo diagnostico.

 
  • Cos’è il plasma iperimmune?

Si intende il plasma che abbia un alto titolo di immunoglobuline e quindi un alto titolo anticorpale per una determinata malattia. Può essere tale perché il soggetto si è ammalato e quindi ha sviluppato durante la malattia un alto tasso di immunoglobuline, oppure perché un soggetto è stato vaccinato, per esempio all’epatite B o al tetano, e quindi ha un tasso elevato di anticorpi a seguito della vaccinazione.

  • CHI può donare Plasma Iperimmune?

La donazione di Plasma iperimmune può essere effettuata da soggetti di sesso maschile che abbiano avuto diagnosi certa di aver contratto il virus COVID-19 ed abbiano sviluppato una sufficiente quantità di anticorpi.

  • Occorre essere donatori AVIS per donare Plasma Iperimmune?

Per effettuare la donazione di Plasma Iperimmune presso AVIS è necessario essere donatori ATTIVI e soddisfare i requisiti descritti nella precedente risposta. I donatori SOSPESI dovranno attendere la fine del periodo di sospensione prescritto prima di poter effettuare la donazione; i donatori DIMESSI dovranno invece sottoporsi ad una re-idoneità.

I soggetti/pazienti NON donatori guariti da COVID-19 saranno invece contattati con protocolli diversi e NON gestiti da AVIS.

  • Il Plasma dei guariti serve a curare a chi è affetto da Coronavirus?

Il plasma iperimmune dei pazienti guariti è una strategia terapeutica sperimentale e temporanea che si sta adottando su alcuni dei pazienti colpiti dal coronavirus, non essendoci ancora una terapia farmacologica per questa malattia.
È stato applicato come terapia anche per altre malattie, per esempio l’infezione da virus Ebola.

  • Perché le sperimentazioni sul plasma vengono effettuate solo in alcune Regioni?

Si è scelto di fare una sperimentazione di tipo regionale soprattutto in quelle zone dove la malattia ha avuto una maggiore incidenza. È una soluzione TEMPORANEA, e si basa sulla presenza di un alto quantitativo di anticorpi anticoronavirus prodotti dall’organismo nella fase della malattia e quindi reperibili in soggetti che siano guariti. La donazione di plasma iperimmune per ora è effettuata SOLO dove si svolgono le sperimentazioni, da soggetti guariti da Covid-19 individuati dall’autorità sanitaria.

  • Perché la trasfusione di plasma iperimmune è considerata una soluzione temporanea?

Risulta molto improbabile pensare di poter guarire tutti i pazienti di coronavirus del mondo attraverso delle
trasfusioni di plasma iperimmune che, come detto sopra, deve rispondere a requisiti molto rigidi che non tutti
i pazienti guariti hanno.
L’obiettivo adesso è quello di riuscire a ottenere dal plasma dei convalescenti delle immunoglobuline, cioè
dei farmaci plasmaderivati ricchi di anticorpi da poter sottoporre ai pazienti. Per raggiungere questo risultato,
però, occorrono mesi di ricerca.

  • Qual è il coinvolgimento delle aziende farmaceutiche?

Ricordiamo che in Italia il sangue e tutti gli emocomponenti sono considerati un bene pubblico tutelato dalla
legge.
Il plasma raccolto in Italia proviene da donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite.
Esso costituisce la materia prima per la produzione, attraverso processi di separazione e frazionamento
industriale, di medicinali plasmaderivati, alcuni dei quali rappresentano veri e propri farmaci “salva-vita”.
Attualmente l’Italia è ai primi posti in Europa per la quantità di plasma raccolta e inviato all’unica azienda
farmaceutica oggi autorizzata alla lavorazione industriale. La titolarità della materia prima plasma cosi come
dei suoi derivati è pubblica. Le Regioni, singolarmente o in forme associate, conferiscono il plasma raccolto
dai Servizi Trasfusionali del proprio territorio all’azienda autorizzata alla trasformazione industriale del
plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il contratto con le aziende, che operano come fornitori
di servizio, è considerato una modalità di “lavorazione per conto terzi” e si configura come convenzione per
la produzione di tali medicinali.

  • Quando avremo i risultati della sperimentazione del plasma iperimmune?

Ci vorranno ancora alcuni mesi. Il primo risultato che vogliamo ottenere è un test sierologico per il dosaggio delle immunoglobuline e quindi degli anticorpi gG e IgM. La seconda fase sarà quella di riuscire, attraverso il plasma iperimmune, a produrre immunoglobuline e anticorpi che rappresentino (sotto forma di farmaco) una strategia terapeutica per i pazienti che abbiano contatto con il Coronavirus o da utilizzare per via profilattica per pazienti che  siano immunodepressi o addirittura immunodeficienti.

  • Dopo la vaccinazione per il COVID-19, quanto tempo si deve aspettare per donare il sangue o il plasma?
  • Dipende dal tipo di vaccino, per quelli in uso in Italia in questo momento, Pfitzer BioNTech e Moderna, è necessario
    attendere 48 ore prima di donare.
  • I donatori che hanno sviluppato una sintomatologia dopo la somministrazione del vaccino possono donare?
  • I soggetti che abbiano sviluppato sintomi anche lievi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 possono essere accettati
    alla donazione di sangue ed emocomponenti dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi.